{"id":636,"date":"2024-04-06T14:12:56","date_gmt":"2024-04-06T14:12:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.annalisabellini.it\/wordpress-test\/?p=636"},"modified":"2024-04-15T14:22:52","modified_gmt":"2024-04-15T14:22:52","slug":"anna-lisa-bellini-incanta-sutri-tra-beethoven-e-chopin-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.annalisabellini.it\/en\/anna-lisa-bellini-incanta-sutri-tra-beethoven-e-chopin-2\/","title":{"rendered":"Anna Lisa Bellini incanta Sutri. Tra Beethoven e Chopin"},"content":{"rendered":"<p>Articolo di: Teo Orlando<\/p>\n<p>Il 4 settembre 2021 \u00e8 stata la data del concerto inaugurale del Festival Beethoven di Sutri, giunto alla ventesima edizione. La pianista Anna Lisa Bellini si \u00e8 esibita in un&#8217;interpretazione di grandissima sensibilit\u00e0, &#8220;narrando il tempo&#8221;, come si legge nella formulazione del titolo del suo concerto.<br \/>La prima parte del concerto riguarda la difficilissima Sonata n. 30 in mi maggiore op.109, che avevamo gi\u00e0 ascoltato nell&#8217;interpretazione di Giovanni Bellucci. \u00c8 la prima del gruppo delle ultime tre Sonate per pianoforte: venne concepita nel 1819, composta nel 1820 e poi pubblicata nel 1821. Per queste sonate si \u00e8 spesso parlato del terzo stile di Beethoven: quello che coincide con un&#8217;assoluta libert\u00e0 che oltrepassa i limiti della tradizionale forma-sonata; il tradizionale contrappunto cede alle arditezze che scardinano la morfologia armonica convenzionale.<br \/>Nella immediatamente precedente Sonata &#8216;Hammerklavier&#8217; op. 106, Beethoven aveva portato alle estreme conseguenze la scansione a quattro movimenti della sonata. Qui, e nelle successive due sonate, Beethoven raggiunse una nuova concisione e flessibilit\u00e0. Non si piegano a nessun ordine convenzionale di eventi, e il peso e la distribuzione dei movimenti sono unici in ogni caso. L&#8217;op. 109 (come anche l&#8217;op. 111) termina con movimenti lenti in forma di variazione e si realizza in atmosfere di tranquillit\u00e0 che sarebbero state sconvolte dal ritorno con i piedi per terra di un finale ortodosso. Nell&#8217;op. 109 il movimento finale si basa sul contrasto delle variazioni, mentre nell&#8217;op. 111 sulla loro graduale accumulazione.<br \/>Il primo mantiene la sua fedelt\u00e0 a s\u00e9 stesso fino al riemergere del tema originale, il secondo prende le ali in una lunga coda trasfigurata. Nell&#8217;op. 110 abbiamo il finale pi\u00f9 insolito di tutti: una combinazione di recitativo, aria e fuga. L&#8217;op. 109 precede il suo ampio finale di variazioni con due brevi movimenti, entrambi secondo la tipica forma sonata. Il primo, in appena quattro minuti, stabilisce un carattere duale attraverso l&#8217;opposizione diretta di temi in vivace e in adagio, con il secondo che interrompe il primo quasi subito. <br \/>\u00c8 notevole che nel vivace non vi sia nessun senso di fretta: infatti, Beethoven vi aggiunse la nota &#8220;ma non troppo&#8221;, sicch\u00e9 comincia dispiegando un tema diatonico che somiglia a un corale spezzato. Nella coda, la prima idea abbandona la sua figurazione bachiana per una frase ispirata di pura armonia. Come nel Quarto Concerto per pianoforte e orchestra, Beethoven mostra la forza della tenerezza. Poi, senza una pausa, il secondo movimento infrange lo stato d&#8217;animo contemplativo in un prestissimo in mi minore in tempo di 6\/8, risolutamente determinato. I passi nel basso sono da rimarcare: sono sviluppati come un tema indipendente pi\u00f9 tardi, dando cos\u00ec un nuovo significato al ritorno dell&#8217;apertura.<br \/>Per quanto riguarda il tema della variazione, \u00e8 una delle melodie pi\u00f9 intime e toccanti di Beethoven, seguita con precisione classica ma con una vasta gamma di tessiture. L&#8217;ultima costruisce una grande climax di trilli, da cui emerge il tema originale, ineffabilmente valorizzato alla luce di tutte queste avventure. Apprezzabilissimo lo sforzo di Anna Lisa Bellini per rendere nella maniera pi\u00f9 sofisticata le sfumature timbriche di questa sonata, anche se l&#8217;acustica della Chiesa di San Francesco non era forse la pi\u00f9 adatta per questo tipo di sonorit\u00e0.<br \/>Alla grande sonata beethoveniana, segue un breve ma intenso pezzo del compositore Mario Guido Scappucci, Passeggiata in riva al mare, dagli echi neoromantici, che ricordano alla lontana Schumann e Mendelssohn. La forte cantabilit\u00e0 del brano viene ben compresa dalla Bellini.<br \/>Il concerto si chiude con un&#8217;altra composizione celeberrima, i 24 Pr\u00e9ludes op. 28 di Fryderyk Chopin, ciclo pianistico composto tra il 1836 e il 1839. Sono una sorta di tour de force per ogni pianista che si rispetti, ma al contempo offrono una fruibilit\u00e0 ben maggiore della sonata 109 beethoveniana, anche per il largo pubblico.<br \/>Potremmo dire che sono quasi una ripresa dei temi del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach in chiave spiccatamente romantica, con la loro tensione tra cupa malinconia, melodiosit\u00e0 poetica e passione potentemente ardente.<br \/>L&#8217;orientamento verso i Preludi di Bach non \u00e8 solo evidente esternamente nel titolo dell&#8217;opera, ma anche nella condensazione e riduzione costruttiva del materiale, che mostra la maestria di Chopin nell&#8217;enunciazione concisa e nella forma ridotta, come vediamo altres\u00ec nelle Mazurche e negli Studi. La denominazione francese Pr\u00e9ludes indica che il compositore ha abbandonato la funzione originale del preludio e ha fatto riferimento al significato secondario del termine intendendo il preludio come una fantasia, con le sue armonie lungimiranti.<br \/>Diversamente dal Clavicembalo ben temperato, i singoli pezzi, che Chopin mise solo pi\u00f9 tardi in uno schema di chiavi adeguato, non seguono la scala cromatica da Do a Si, ma il cerchio delle quinte, ognuno con un parallelo minore. Il primo Preludio in Do maggiore \u00e8 cos\u00ec seguito da uno in La minore, il successivo in Sol maggiore da uno in Mi minore fino al Preludio finale in Re minore.<br \/>I preludi si sviluppano ciascuno a partire da un&#8217;idea centrale con un motivo dominante che spesso si estende su una sola battuta o sezione di battuta. La sequenza ciclica lega i singoli pezzi in una drammaturgia globale. La forma \u00e8 proporzionata, e lo sviluppo del materiale fa a meno di confini fluidi o frasi velate. Di regola, i pezzi sono semplici forme di canzoni a due o tre parti.<br \/>Le esigenze pianistiche del ciclo vanno dai pezzi semplici a quelli di medio grado fino a composizioni altamente virtuosistiche, come il drammatico Preludio in si bemolle minore no. 16, con i suoi salti di ottava nella mano sinistra e le furiose semicrome nella destra, o il pezzo conclusivo in re minore, che pu\u00f2 essere considerato il culmine pianistico della raccolta con la sua ampia figura di basso, l&#8217;ornamentazione, i trilli, le scale che corrono nei registri alti e la cascata di terze in fortissimo dalla battuta 55. <br \/>La Bellini \u00e8 stata all&#8217;altezza del compito, non a caso scandito da uno scrosciare di applausi e da una richiesta di pi\u00f9 di un bis, concretizzatosi nella Siciliana dalla Sonata in mi bemolle maggiore per flauto traverso e clavicembalo, di Johann Sebastian Bach, ideale suggello di un concerto in cui il virtuosismo pianistico \u00e8 stato esaltato.<\/p>\n<p>Pubblicato in: <br \/>GN42 Anno XIII 9 settembre 2021<\/p>\n<p>Link all&#8217;articolo: <a href=\"http:\/\/www.gothicnetwork.org\/articoli\/anna-lisa-bellini-incanta-sutri-tra-beethoven-chopin\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.gothicnetwork.org\/articoli\/anna-lisa-bellini-incanta-sutri-tra-beethoven-chopin<\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di: Teo Orlando Il 4 settembre 2021 \u00e8 stata la data del concerto inaugurale del Festival Beethoven di Sutri, giunto alla ventesima edizione. 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